Fare figli e prendersene cura è un’esperienza meravigliosa, unica nel suo genere, una tappa che segna una svolta di grande significato nella vita di una persona. Ciononostante essere genitori comporta un elevato livello di stress e tante responsabilità. I figli donano grande gioia ma anche un impegno costante, soprattutto finché sono molto piccoli.

Purtroppo in alcuni casi, quando le richieste e l’impegno risultano essere eccessivi rispetto alle risorse che una persona ha a disposizione, siamo di fronte al rischio di burnout genitoriale (studio di Mikolajczak e Roskam, 2018).

La pandemia, da due anni a questa parte, ha contribuito significativamente a generare situazioni di grande stress: a partire dal primo lockdown nella primavera del 2020 molti genitori si sono ritrovati a trascorrere molto più tempo con i figli senza potersi concedere una pausa, cercando di destreggiarsi tra il proprio lavoro in smart-working, la cura dei figli, i loro compiti e le lezioni in DAD, fare la spesa, cucinare, ecc.

In quella situazione inoltre, complice l’isolamento forzato, è venuta meno la possibilità di uscire, relazionarsi con amici, parenti, colleghi e ricevere anche aiuto nella gestione dei figli.

A tutto ciò aggiungiamo anche le preoccupazioni economiche e di salute dovute alla pandemia e il risultato è stato un aumento dei casi di burnout per molti genitori.

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Che cos’è il burnout genitoriale.

Il burnout genitoriale è definito come uno stato di intensa stanchezza causata dalla gestione dei figli, con conseguente distacco emotivo da questi ultimi e dubbi sul proprio ruolo di genitore.

Il genitore interessato da burnout non è più coinvolto empaticamente nella relazione con i figli ma si limita agli aspetti basilari dell’accudimento (lavarli, vestirli, nutrirli, ecc.).

Secondo recenti studi, sarebbero 3 le caratteristiche centrali in questo tipo di burnout:

Questi aspetti sono di fatto gli stessi che caratterizzano la più famosa sindrome da burnout lavorativo, con la differenza che la depersonalizzazione nel burnout genitoriale si tramuta in distacco emotivo, poiché i genitori non disumanizzano mai veramente i figli.

Vi sono dei sintomi comuni ai due disturbi come la depressione, manifestazioni somatiche, disturbi del sonno e dipendenza da sostanze. Si tenga presente inoltre che la sindrome da burnout genitoriale è associata in modo più forte rispetto a quello lavorativo a idee di fuga (fuga o suicidio), abbandono dei figli, comportamenti negligenti e violenti nei confronti dei bambini.

In presenza di burnout, si rintracciano inoltre nei genitori forti sensi di colpa e sentimenti di vergogna per aver sgridato i bambini in modo eccessivo, per non sentirsi all’altezza del ruolo ricoperto o per il desiderio di scappare abbandonando la famiglia.

 

Cosa fare per evitare o rimediare al burnout genitoriale?

Se pensate di essere affetti da burnout genitoriale o se state per esserlo, se avete conoscenti o parenti che potrebbero accusare alcuni dei sintomi sopra descritti, è bene non sottovalutare questo disturbo, correre ai ripari e intervenire in modo tempestivo.

Cosa fare quindi quando i genitori vivono questa condizione? Ecco alcuni consigli da seguire per evitare o rimediare al burnout genitoriale:

  1. migliorare la gestione e l’organizzazione familiare: vi consigliamo di inserire delle nuove regole, stabilire delle routine, coinvolgere i bambini in modo attivo delegandogli qualche piccolo compito a loro adatto, stimolarne l’autonomia e quindi la disciplina. Anche i genitori dovrebbero suddividersi equamente la quantità e il peso delle incombenze familiari; 
  2. essere indulgenti con se stessi. Impariamo come genitori ad auto-accettarci, ad essere indulgenti con i nostri errori, a non ascoltare i giudizi esterni e dedicare energie per una sana relazione con i figli;
  3. prendersi cura di sé. Contro lo stress è importante curarsi del proprio corpo e della propria mente: cercate di tenervi in movimento (anche pochi minuti al giorno possono fare la differenza), dedicatevi allo sport e alle attività all’aria aperta, magari da fare con i figli. L’allenamento e la sana fatica sono di grande aiuto per l’umore dell’intera famiglia e per una buona qualità del sonno.
  4. ritrovare i propri hobby. Così come per l’attività fisica, dedicare anche pochi minuti al giorno alle proprie passioni e ai propri hobby (leggere un libro, ascoltare buona musica, dipingere, ecc.) può fare la differenza, aiutando a scaricare le tensioni e staccare la mente dal logorio dello stress.
  5. curare la relazione con il partner e le amicizie. Non si è solo genitori: è importante ricordarsi di curare e dedicare tempo alla coppia e ai propri amici, uscendo di tanto in tanto per staccare dalla routine familiare, senza sensi di colpa.
  6. farsi aiutare. Chiedere aiuto a parenti e nonni per la gestione dei bambini è molto importante e salutare: volendolo, non si è soli in questo importante compito. Coltivare le amicizie e passare del tempo con altri adulti e bambini frequentando parchi, oratori e non isolarsi è fondamentale.
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Se tutto ciò non basta, è bene rivolgersi ad uno specialista per abbassare l’intenso stato di stress e ristabilire il proprio benessere psico-fisico, personale e poi familiare.

 

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