Parliamo di un’età in cui tutto cambia: corpo, cervello, relazioni, scuola, identità. L’adolescenza è un periodo estremamente delicato ma anche di grande plasticità: questo significa che intervenire per tempo di fronte ai primi segnali di disagio riduce durata e severità dei problemi e spesso evita percorsi terapeutici più lunghi.

In questo articolo approfondiamo insieme il tema della salute mentale dei ragazzi, vediamo quali segnali osservare con attenzione e cosa poter fare in famiglia, in modo semplice e pratico.

 

Cosa significa occuparsi del benessere mentale degli adolescenti.

Ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 17 anni vivono pressioni scolastiche, confronto sociale costante, fanno un uso massiccio di dispositivi digitali, hanno spesso un sonno irregolare. Osservare gli adolescenti nella loro quotidianità è un ottimo punto di partenza per riconoscere eventuali segnali e definire le priorità su cui intervenire.

Perché in realtà “benessere” non significa solo assenza di disturbi, ma equivale piuttosto a un equilibrio tra tre aree:

  1. stati interni: umore, ansia, qualità del sonno, energia;

  2. funzionamento: scuola, relazioni con i pari e con gli adulti, interessi e sport;

  3. autoregolazione: gestione dello stress, dei pensieri ripetitivi, degli impulsi e degli schermi.

Quando due o tre di queste aree si deteriorano insieme e per un certo periodo di tempo, la situazione non va ignorata ma affrontata.

Quali sono i segnali da non ignorare.

Nella valutazione di un eventuale disturbo è bene osservare l’intera traiettoria, non l’episodio isolato. I segnali importanti da non ignorare sono:

  • umore e ansia: tristezza generalizzata o irritabilità marcate, preoccupazioni che impediscono attività normali, somatizzazioni ricorrenti senza un’origine medica chiara;

  • ritiro sociale e perdita di interessi: distanza dagli amici e dai compagni di classe, abbandono di sport o passioni, uso dello smartphone per evitare contesti sociali;

  • scuola: calo improvviso del rendimento, assenze strategiche dalle verifiche, difficoltà a fare i compiti, standard di perfezionismo che paralizzano;

  • sonno: addormentamento molto tardivo, risvegli frequenti durante la notte, recuperi eccessivi nel weekend;

  • comportamenti anomali o a rischio: impulsività, autolesioni, pensieri di morte (davanti a questi segnali vanno contattati immediatamente i servizi sanitari);

  • abuso di digitale: uso prolungato non pianificato, conflitti quotidiani su orari, interferenza con sonno e doveri. Il problema non è lo strumento in sé, ma la perdita di controllo e l’impatto sulla gestione del quotidiano.

Di fronte al presentarsi dei segnali sopra citati, tre semplici parametri di valutazione aiutano a decidere il da farsi:

  • intensità, ovvero quanto la situazione è avvertita come diversa dal solito;

  • durata oltre due settimane senza miglioramenti spontanei;

  • impatto nel contesto familiare e sociale, cioè se scuola, sonno, relazioni o sicurezza personale sono compromessi.

In presenza di segnali preoccupanti da tutti questi punti di vista è bene chiedere aiuto e sostegno immediato a professionisti.

In famiglia si può fare qualcosa?

Il contesto familiare è fondamentale per una prima rilevazione del problema e aiuta a mitigare situazioni di disagio moderate nonché a preparare un eventuale percorso terapeutico.

Ecco alcune indicazioni utili da seguire:

  • aiutare il ragazzo o la ragazza a ripristinare i corretti ritmi sonno/veglia, orari regolari per i pasti, attività fisica moderata, utilizzo modico e controllato dei dispositivi digitali;

  • cercare di abbassare conflittualità mettendosi in ascolto dell’adolescente senza giudizi, cercare di dare un supporto pratico per risolvere problemi immediati, riconoscere e validare le emozioni;

  • adottare piccole e rapide strategie per abbassare l’ansia come tecniche di respiro, aiutare a mantenere la concentrazione con esercizi alternati di lavoro e riposo, aiutare a costruire la motivazione e un pensiero positivo nei confronti delle difficoltà;

  • stabilire dei confini tra vita reale e vita digitale stabilendo orari concordati, fornire attività alternative (camminate, ascolto musica, giochi con amici).

 

Mi sono occupato anche di: Il peso delle aspettative sui figli e come accompagnare gli adolescenti nel nuovo anno scolastico.

E se gli adolescenti non parlano?

Molti adolescenti tacciono o rispondono a monosillabi, perciò con loro funzionano approcci indiretti e a bassa pressione in cui si parla mentre si svolge un’attività pratica (cucinare, camminare, fare la spesa), così l’attenzione resta sul fare e la conversazione scorre “di lato”, riducendo la tensione percepita.

Il consiglio inoltre è quello di privilegiare incontri brevi ma regolari, tipo 5-10 minuti al giorno invece di un confronto unico e pesante, usando frasi descrittive e non accusatorie che partono dall’osservazione (ad esempio “Ho notato che dormi meno e sembri più teso.”) e arrivano alla collaborazione (“Come posso aiutarti?”), evitando domande e affermazioni giudicanti.

 

Quando rivolgersi ad uno specialista.

Se i segnali sopra riportati durano oltre 3 o 4 settimane, se l’impatto è alto o se ci sono rischi per la sicurezza dell’adolescente e del contesto sociale in cui si muove, è bene rivolgersi ad uno specialista per chiedere una valutazione ad un psicoterapeuta o ad uno psichiatra. In prima istanza ci si può anche rivolgere al medico di famiglia per avere un parere e un supporto professionale.

Per ulteriori informazioni puoi consultare la pagina Adolescenza e problemi relativi di questo sito e lo desideri puoi contattarmi senza impegno per valutare un eventuale percorso.

Fonte utilizzata per questo articolo: Organizzazione Mondiale della Sanità – “Mental health of adolescents”: panoramica su fattori di rischio, segnali e interventi efficaci. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/adolescent-mental-health

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