Infanzia, adolescenza, età adulta e vecchiaia

Marijuana: consumo ed effetti

Secondo il National Institute on Drug Abuse (NIDA) americano, un consumatore di cannabis su tre presenta una qualche forma di ‘disturbo da uso di marijuana’. E a pagarne il prezzo più alto sono soprattutto gli adolescenti.

La vulnerabilità percepita dai giovani in questo momento storico e le poche prospettive nei confronti dell’avvenire amplificano il bisogno di provare esperienze che distolgano dalla realtà, quindi anche fumare marijuana.

Quindi i sentimenti di disagio, la noia, l’insoddisfazione, il senso di vuoto e di incapacità diventano soprattutto per i più giovani l’occasione per “consumare”, “per farsi” spostando l’esordio nel mondo della dipendenza in età sempre più precoce con tutte le conseguenze sul piano psicofisico che ciò comporta.

E’ documentato che il consumo combinato o disgiunto di alcool e cannabis, soprattutto in adolescenza, determina danni alle strutture cerebrali con conseguenze a breve e a lungo termine. Già dopo alcune settimane dall’assunzione la cannabis provoca in molti soggetti l’appiattimento emotivo e affettivo.

E’ pertanto fondamentale non sottovalutare il fenomeno e conoscere il meccanismo con il quale le sostanze entrano nella vita dei giovani e determinano un decadimento cognitivo e sociale con gravi ripercussioni nella vita.

Se è vero che alcune droghe sono considerate in modo diffuso pericolose, l’osservazione degli ultimi anni e numerosi studi dimostrano come siano proprio le sostanze più sottovalutate e quindi più diffuse quelle responsabili di importanti danni per l’uomo.

 

Composizione della marijuana ed effetti sul corpo.

Il tipo di droga che si ottiene dalle cannabinacee (cannabis) è caratterizzato dalla parte della pianta che si utilizza per ottenerla.

La marijuana consiste in un insieme di varie parti della pianta essiccate mentre l’hashish è la resina deidratata estratta dalle cime fiorite. Entrambe vengono assunte attraverso il fumo entrando così in circolo nel sangue molto velocemente. 

marijuana effetti

Il principio attivo della droga estratta dalle cannabinacee è una sostanza psicoattiva chiamata THC (delta-stetraidrocannabinolo) che si libera durante la combustione insieme a centinaia di altri componenti.

Il ricettore per il THC è localizzato in varie regioni cerebrali comprendenti l’ippocampo, la corteccia cerebrale, il cervelletto, i gangli e la sostanza grigia.

Gli effetti comportamentali che derivano dall’assunzione regolare di cannabis variano in funzione della dose assunta, del tipo di preparazione utilizzato, dall’aspettativa di chi la assume, perciò esiste un’ampia gamma di effetti comportamentali e psicologici individuali.

Le conseguenze si possono manifestare in tempi, modalità e gravità differenti, a più livelli:

  • psicologico: difficoltà di adattamento, di relazione, di aggressività, disturbi d’ansia;
  • neurologico: perdita di materia grigia, danni alla materia bianca con conseguente compromissione delle funzioni cognitive e motorie;
  • psichiatrico: fobie, manifestazioni ossessivo-compulsive, psicosi.

Molti lavori scientifici hanno evidenziato come l’assunzione prolungata di alcol e l’uso continuativo di cannabis determinano danni alle strutture nervose, danni che in qualche caso diventano permanenti, come nella sindrome di Wernicke-Korsakof o nella demenza correlata all’alcol che colpisce soggetti molto giovani.

Sono proprio gli adolescenti che usano sostanze (alcol, cannabis, tabacco) a correre il rischio di patologie psichiatriche con elevata possibilità di sviluppare gravi disturbi dell’umore (disturbo bipolare) o psicosi (schizofrenia).

L’incremento di problematiche psicologiche e di disturbi psichiatrici associato all’uso continuativo e contemporaneo di alcol e cannabis è correlato alle nuove modalità di assunzione (binge-drinking e fuori pasto), alle diverse qualità di sostanze circolanti quali cannabinoidi sintetici, semisintetici oppure naturali ma ad alta concentrazione di principio attivo.

L’immagine dell’eroinomane degli ultimi anni del secolo scorso ha disincentivato l’uso dell’eroina favorendo la diffusione di altre droghe e fra queste le nuove qualità di cannabis OGM, ovvero transgeniche, come la supermarijuana e lo skunk, oppure i cannabinoidi sintetici.

Queste varietà, diffusamente spacciate, hanno una concentrazione di THC da quattro a cento volte superiore rispetto a quella contenuta nella pianta di cannabis tradizionale per cui la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti diventa sempre più evanescente.

L’osservazione degli ultimi anni e numerosi studi dimostrano, infatti, come siano proprio le sostanze più sottovalutate e perciò più diffuse responsabili di importanti danni per l’individuo.

 

In conclusione.

Quanto finora riportato sottolinea l’urgenza di prevenire determinati tipi di abitudini che possano tramutarsi in dipendenze, soprattutto per la parte più giovane e vulnerabile della popolazione. Al di là della prevenzione, è bene riportare che la persona che chiede aiuto per distaccarsi dall’uso di cannabis non andrà incontro a gravi problemi fisici nel momento del distacco e non è indicata una terapia farmacologica specifica per la disintossicazione. 

È utile e consigliato tuttavia che il soggetto abbia un supporto psicoterapeutico che lo aiuti di a cambiare abitudini, processo solitamente doloroso e difficile, poiché la sospensione dell’uso potrebbe far emergere la specifica funzione assolta dalla sostanza nel proprio equilibrio personale (es. regolazione del tono dell’umore, gestione di emozionalità negativa, superamento delle difficoltà interpersonali, ecc.).


  • 12 Giugno 2021
  • Scritto da Lorenzo




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