Gli effetti della marijuana

Infanzia, adolescenza, età adulta e vecchia

Gli effetti della marijuana

La vulnerabilità percepita dai giovani in questo momento storico e le poche prospettive nei confronti dell’avvenire amplificano il bisogno di provare esperienze che distolgano dalla realtà.

Così i sentimenti di disagio, la noia, l’insoddisfazione, il senso di vuoto e di incapacità diventano, soprattutto per molti giovani, l’occasione per “consumare”, “per farsi” spostando l’esordio nel mondo della dipendenza in età sempre più precoce con tutte le conseguenze sul piano psicofisico che ciò comporta.
E’ documentato che il consumo combinato o disgiunto di alcool e cannabis, soprattutto in adolescenza, determina danni alle strutture cerebrali con conseguenze a breve e a lungo termine.
Già dopo alcune settimane dall’assunzione la cannabis provoca in molti soggetti l’appiattimento emotivo e affettivo.

E’ pertanto fondamentale non sottovalutare il fenomeno e conoscere il meccanismo con il quale le sostanze entrano nella vita dei giovani e determinano un decadimento cognitivo e sociale con gravi ripercussioni nella vita.
Se è vero che alcune droghe sono considerate in modo diffuso pericolose, l’osservazione degli ultimi anni e numerosi studi dimostrano come siano proprio le sostanze più sottovalutate e quindi più diffuse quelle responsabili di importanti danni per l’uomo.
Il tipo di droga che si ottiene dalle cannabinacee (cannabis) è caratterizzato dalla parte della pianta che si utilizza per ottenerla.
La marijuana consiste in un insieme di varie parti della pianta essiccate mentre l’hashish è la resina deidratata estratta dalle cime fiorite.
Entrambe vengono assunte attraverso il fumo entrando così in circolo nel sangue molto velocemente.
Il principio attivo della droga estratta dalle cannabinacee è una sostanza psicoattiva chiamata THC (delta-stetraidrocannabinolo) che si libera durante la combustione insieme a centinaia di altri componenti.
Il ricettore per il THC è localizzato in varie regioni cerebrali comprendenti l’ippocampo, la corteccia cerebrale, il cervelletto, i gangli e la sostanza grigia.
Gli effetti comportamentali che derivano dall’assunzione di cannabis variano in funzione della dose assunta, del tipo di preparazione utilizzato, dall’aspettativa di chi la assume, perciò esiste un’ampia gamma di effetti comportamentali e psicologici individuali.
Le conseguenze si possono manifestare in tempi, modalità e gravità differenti, a più livelli:

· psicologico: difficoltà di adattamento, di relazione, di aggressività, disturbi d’ansia;
· neurologico: perdita di materia grigia, danni alla materia bianca con conseguente compromissione delle funzioni cognitive e motorie;
· psichiatrico: fobie, manifestazioni ossessivo-compulsive, psicosi.
Molti lavori scientifici hanno evidenziato come l’assunzione prolungata di alcol e l’uso continuativo di cannabis determinano danni alle strutture nervose, danni che in qualche caso diventano permanenti, come nella sindrome di Wernicke-Korsakof o nella demenza correlata all’alcol che colpisce soggetti molto giovani.

Sono proprio gli adolescenti che usano sostanze (alcol, cannabis, tabacco) a correre il rischio di patologie psichiatriche con elevata possibilità di sviluppare gravi disturbi dell’umore (disturbo bipolare) o psicosi (schizofrenia).

L’incremento di problematiche psicologiche e di disturbi psichiatrici associato all’uso continuativo e contemporaneo di alcol e cannabis è correlato alle nuove modalità di assunzione (binge-drinking e fuori pasto), alle diverse qualità di sostanze circolanti quali cannnabinoidi sintetici, semisintetici oppure naturali ma ad alta concentrazione di principio attivo.

L’immagine dell’eroinomane degli ultimi anni del secolo scorso ha disincentivato l’uso dell’eroina favorendo la diffusione di altre droghe e fra queste le nuove qualità di cannabis OGM, ovvero transgeniche, come la supermarijuana e lo skunk, oppure i cannabinoidi sintetici.

Queste varietà, diffusamente spacciate, hanno una concentrazione di THC da quattro a cento volte superiore rispetto a quella contenuta nella pianta di cannabis tradizionale per cui la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti diventa sempre più evanescente.

L’osservazione degli ultimi anni e numerosi studi dimostrano, infatti, come siano proprio le sostanze più sottovalutate e perciò più diffuse responsabili di importanti danni per l’individuo.


  • 14 luglio 2016
  • Scritto da Lorenzo




Lascia una risposta

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per facilitare la navigazione.